Cari amici, care amiche, questa sera siamo di nuovo qui, in piazza. Ed è bello essere in piazza, nel cuore della nostra Vicenza. La piazza è il centro di una comunità. È dove ci si trova, quasi spontaneamente, per esultare o per piangere, per una grande gioia o per un grande dolore.
Da qualche anno avevamo quasi abbandonato il rapporto con la piazza, l'avevamo quasi dimenticata. Ma in queste settimane, siamo tornati a occupare e a vivere le nostre piazze. A portare le nostre bandiere, e le nostre idee, nel cuore della città e tra i cittadini. E dopo settimane in cui ho parlato in ogni quartiere, in cui ho visitato decine di associazioni e di gruppi, in cui ho incontrato migliaia di vicentini, dopo settimane in cui ho raccontato la mia, la nostra idea di città, e i progetti per ridare un futuro a Vicenza, stasera voglio chiudere questa campagna elettorale parlando di ideali.
E di sogni. Perché la politica è animata da ideali, e quindi è anche sogno. Certo, ci sono le mille cose che i cittadini chiedono, che mi hanno chiesto in queste settimane, le mille cose concrete da mettere a posto. Mettere a posto Vicenza: è la missione che un sindaco si deve dare, perché la nostra città non è a posto. Dopo dieci anni di cattiva politica, sono terribilmente tante le cose da rimettere a posto. I marciapiedi, la sicurezza, un'aria irrespirabile, i troppi anziani lasciati soli, le famiglie senza aiuto, i giovani costretti a cercare altrove le opportunità che qui non hanno.
E i troppi scandali delle spartizioni di posti, delle poltrone date a incompetenti e forse anche di peggio, della gestione vergognosa della cosa pubblica, del nostro patrimonio. Scandali che si chiamano AIM. Cose poco chiare in IPAB, in Fiera. Una mala gestione portata avanti con arroganza, con quell'idea padronale per cui Vicenza è cosa loro, è terreno di spartizione.
Ma non è così, Vicenza è nostra, Vicenza è di tutti i vicentini onesti, dei lavoratori e delle lavoratrici, di chi lotta e fatica con dignità, giorno per giorno.
Cose da mettere a posto. E le metteremo a posto! E il sindaco dovrà essere questo, il buon padre di famiglia che mette a posto le cose. Non un personaggio assente, ma il "primo cittadino", un cittadino tra i cittadini, che vuole risolvere i problemi della città perché quei problemi li vive e li conosce. Uno che i cittadini possano salutare per strada, perché lui li saluterà. Con cui potranno parlare, perché lui parlerà con loro.
Ma oltre a tutto questo, c'è anche un sogno a guidarci. C'è una visione. E c'è un pizzico di follia, di coraggiosa follia, senza la quale niente di straordinario può accadere. E qui, cari amici, care amiche, io credo accadrà qualcosa di straordinario domenica e lunedì.
Perché nell'aria, questa sera come in tutte queste sere, percepisco qualcosa, come l'avrete percepita anche voi, parlando, incontrando persone. Al di là della richiesta di cose concrete, c'è voglia di una nuova stagione, una stagione di semplicità, di trasparenza, di moralità e di pulizia nel governo della città. C'è nell'aria di questa nostra città una grande voglia di cambiamento. E se riusciremo a interpretare questa voglia di cambiamento, noi vinceremo.
Questa campagna elettorale è stata un viaggio straordinario. E voglio ringraziare ciascuno di voi, i tanti amici che vedo, quelli che c'erano fin dalla prima ora, quelli che si sono aggiunti ad ogni tappa. E direte: perché straordinario? Beh, è stato un viaggio straordinario perché in realtà, se fossimo stati solo saggi, questo viaggio non avremmo dovuto neppure iniziarlo.
Vi ricordate da dove siamo partiti? Il nostro viaggio inizia il 23 febbraio. È un sabato di nebbia, e fa freddo, il giorno in cui annuncio la mia candidatura. Ma lo faccio da un posto speciale, dalla piazza di Monte Berico. E lo sapete come si chiama quella piazza? Piazza della Vittoria.
E perché, perché iniziare quel viaggio? In tanti mi dicevano: è una follia. Dicevano: ti farai male. Dicevano: perderai. Dicevano: non c'è speranza, Vicenza è una città di destra, vinceranno al primo turno. E io non sono uno sciocco. E sapevo che i numeri erano contro di noi. Che il buon senso era contro di noi. Che tutte le probabilità erano contro di noi. Ma quando mi hanno offerto un posto a Roma, in Parlamento, ho detto di no.
Ho detto di no a una cosa certa, per affrontare la più improbabile delle sfide. Sono stato un pazzo a farlo? Forse sì. Forse, almeno un poco, sì. Ma appunto: forse è stata quella follia coraggiosa che ci porta a tentare sfide all'apparenza impossibili. Quella follia coraggiosa che ci fa compiere le imprese più grandi.
E' stata solo una follia? Se è stato così, non sono l'unico folle in questa città. Perché quel giorno, a Monte Berico, non ero solo. Eravamo in centinaia. Quel giorno ho presentato il simbolo della mia campagna: quella rondine che vedete qui, alle mie spalle, e che avrete visto nei manifesti, e in giro per la città. E lo sapevo bene, cosa avrebbero risposto i cinici: una rondine non fa primavera, avrebbero detto. E l'hanno detto. Ed è vero, una rondine non fa primavera.
Ma l'ho detto allora, quando c'era la nebbia. E lo dico ora, dopo una campagna segnata dalla pioggia, dal grigio, così in sintonia con il grigio che ha segnato la nostra città negli ultimi dieci anni: quando dieci, cento, mille rondini tornano a volare sui cieli della nostra città, è segno che la primavera è arrivata davvero. E le rondini sono arrivate.
Sono arrivati gli amici, voi, e tutti quelli che si sono uniti a questo straordinario viaggio in queste settimane, e anche in questi giorni: gli amici del Partito Democratico, gli amici della mia lista civica, gli amici dell'Italia dei Valori e del Partito Socialista, gli amici leali di Vicenza Capoluogo con in testa John Giuliari, e poi negli ultimi giorni antichi e nuovi amici, amici ritrovati e amici unitisi a noi per la prima volta, come Ciro Asproso e la Sinistra l'Arcobaleno, e Cinzia Bottene a nome della lista No Dal Molin, e poi Chiara Garbin per Vicenza al Centro, il Progetto Nord Est e la Liga Veneta Repubblica, e la lista No Privilegi Politici di Silvano Giometto.
Tutte persone, tutte forze, che si sono unite a me e hanno deciso di appoggiarmi senza chiedere nulla in cambio, senza cadere in quel triste gioco della cattiva politica di cui la mia sfidante è rimasta prigioniera.
Altro che finti apparentamenti, accordi politici nascosti e coperti. Altro che quel commercio che ho chiamato, rifiutandolo, col suo vero nome: mercato delle vacche. Si sono uniti al mio, al nostro viaggio, perché il senso del voto di domenica e lunedì sarà questo: una scelta non tra due partiti o tra due schieramenti politici, ma tra due persone e due progetti.
E, posso dirlo? Credo che voi mi conosciate. E credo di aver fatto conoscere le mie idee per Vicenza. Quelle della mia sfidante, io non le ho proprio capite. E voi?
Due settimane fa eravamo in questa stessa piazza. Una piazza che avevamo riconquistato, dopo averla persa per troppi anni. Una piazza che, nonostante la pioggia, avevamo riempito di colori e bandiere e palloncini.
E in quella piazza, quando ancora la mia sfidante diceva: vincerò al primo turno, perché questa è una città di destra, quando ancora lei diceva queste cose, io ho detto: cari amici, il nostro viaggio non finisce qui.
Ed è stato così. Il viaggio non è finito. Siamo arrivati al secondo turno, e ci siamo arrivati bene. In una giornata segnata dal vento che ha spazzato l'Italia, il Friuli, Brescia, Treviso, e tante altre città del Nord, Vicenza ha resistito. Ha resistito, e ci ha portato qua con una partita aperta.
Una partita tutta da giocare. E ha resistito, Vicenza, per una ed una sola ragione: perché questo nostro viaggio è stato capito. Perché questa nostra coraggiosa follia, sempre giocata col sorriso e con il buonumore, alla fine ha contagiato tanti, tantissimi.
E oggi siamo qui. A questa ultima tappa del nostro viaggio. E possiamo dire, davvero, che abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare. Cari amici, abbiamo combattuto la nostra battaglia senza usare i mezzi ben più potenti dei nostri avversari. Senza spendere e spandere centinaia di migliaia di euro. Senza regalare pacchi di pasta. E quanta arroganza in quel portare i pacchi di pasta nei centri anziani, come se i vicentini non avessero dignità, come se si facessero comprare per una piccola elemosina.
In fondo, se ci pensate, è lo stesso meccanismo che ora vorrebbero applicare al caso Dal Molin. Dopo averci detto che era un'opportunità straordinaria per la nostra città, ora parlano di risarcimento, di indennizzo. Ecco, questa idea che tutto, la nostra terra, la nostra dignità, la nostra stessa anima, che tutto possa essere comprato, questa idea è insopportabile. Questa idea che tutto abbia un prezzo, è un'idea insopportabile.
E ci restano ancora poche ore. Poche ore per telefonare, per incontrare i nostri vicini di casa e amici, per scrivere email, insomma poche ore per coinvolgere altri amici in questo nostro viaggio. Per chiudere assieme questo viaggio straordinario, regalando a noi stessi e a Vicenza la conclusione più bella.
Perché oggi è la festa della Liberazione, cari amici. E senza voler mescolare il sacro al profano, lasciatemi dire questo: anche noi oggi condividiamo un sogno che è un ideale.
Quello di una città più giusta, di una città più unita, di una città più viva, di una città che sia la nostra, quella che meritiamo, una grande città per una grande e generosa comunità di uomini e donne. Il sogno di un cambiamento, un cambiamento che liberi questa città dagli appetiti e dai soprusi, che rimetta in moto le sue energie migliori, che riporti la luce nelle strade troppo buie della nostra città.
Questo è il nostro sogno. È con questo sogno che il nostro viaggio è iniziato. Ed è con questo sogno che oggi siamo arrivati qui, alla nostra ultima tappa.
E se il nostro sogno sarà diventato il sogno di una intera città, lunedì sera ci troveremo di nuovo qui, tutti insieme, per festeggiare con la stessa allegria che abbiamo messo in ogni giorno di questo straordinario viaggio.