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febbraio

«Renzi lasci fuori veline e professori»

Dillo ad un amico

Intervista a Marino Smiderle, pubblicata su Il Giornale di Vicenza il 15/2/14.

Succede che, quando meno te lo aspetti, cade il governo. Improvvisamente. Rapidamente. In tre giorni. E in quei tre giorni Achille Variati, sostenitore della prima ora di quel Matteo Renzi che ha rottamato Enrico Letta per prenderne il posto, è a Roma.

A Vicenza c´era già qualcuno che pensava al suo successore a palazzo Trissino. Lo sa, sindaco, che qui impazzava il totoministri e che lei aveva delle buone quote?
Ancora questa storia, ma guardi che è una sciocchezza, davvero. Il mio viaggio a Roma, all´Anci, era programmato da tempo.

Ma se Renzi le avesse chiesto di fare il ministro lei avrebbe accettato?
Quando Matteo Renzi venne a trovarmi a Vicenza, in effetti, mi chiese…

Ah, vede che…
Aspetti. Mi chiese se fossi interessato a impegnarmi altrove, magari lontano da Vicenza.

E lei cosa rispose?
Risposi con una domanda: “E tu, caro Matteo, ami di più il Paese o hai più aspettative per te stesso”.

Immagino che rispose che lui si impegnava per il Paese…
Ci pensò un minuto e poi disse che avrebbe scelto il Paese.

Gli stava crescendo il naso?
Non lo so, speriamo, per tutti noi, che fosse quello che pensava veramente.

Altrimenti?
Altrimenti saremmo fritti (ride).

Lei si aspettava un´accelerazione del genere da parte del suo collega di Firenze?
Devo dire la verità, Matteo mi aveva accennato alle sue perplessità nei confronti del governo Letta. E da alcuni suoi atteggiamenti avevo capito che stava meditando qualcosa.

Ha sbaraccato il governo dalla sera alla mattina. Lei è renziano ma ha sempre detto di nutrire stima per Letta. Come giudica il trattamento che gli ha riservato il segretario del Pd?
Matteo non si è comportato molto bene. Quegli attestati di stima e vicinanza alternati a critiche feroci non hanno aiutato certo il presidente del Consiglio. No, Matteo non è stato trasparente. E questo non mi è piaciuto.

Però?
Però bisogna dire che il governo non ha saputo dare le risposte di cui il Paese aveva bisogno. Serviva un cambio di marcia, serviva una scossa. C´erano due possibilità: andare al voto o cambiare il governo.

E Renzi ha scelto la seconda. Ha fatto bene?
Spero di sì, nell´interesse di tutti noi.

Rischia parecchio…
Sì, e rischiano pure tutti gli italiani. Ma se gli va bene, se ci va bene, è la volta che questo Paese torna a volare. Perché questo Paese, mi creda, ha tutte le carte in regola per tornare a volare.

Gli imprenditori erano molto insoddisfatti dell´esecutivo. Pensa che le categorie economiche siano state decisive nell´abbattere Letta e nello spianare la strada a Renzi?
Beh, Squinzi e Confindustria non gliele hanno mandate a dire. E anche Giuseppe Zigliotto, quando il ministro Giovannini è venuto a Vicenza, è stato durissimo. Del resto, i problemi sono sotto gli occhi di tutti.

Da dove comincerebbe?
La disoccupazione, specie tra i giovani, è preoccupante. Bisogna fare subito qualcosa per rilanciare il lavoro, per incentivare le imprese ad assumere. Magari partendo da una riduzione significativa delle imposte.

E non potevano farlo Letta e i suoi ministri?
Spero e confido che Renzi porti tutto il suo entusiasmo, anche se il mio timore non è tanto nella sfera politica, nei ministri o nei sottosegretari.

E cosa teme, allora?
Guardi, sono stato a Roma in questi ultimi giorni e ho avuto modo di toccare con mano il muro di gomma che sono in grado di edificare quelli che lavorano nei ministeri, i dirigenti, la macchina burocratica, insomma. Parlano in tutta naturalezza come se fossero loro i ministri.

Già, perché i ministri passano ma i dirigenti restano. Non ce l´ha fatta nessuno a cambiare le cose, come può farcela Renzi?
La sua sfida è questa. Altro che l´hashtag #proviamoci usato su Twitter: deve usare #riusciamoci. Dovrà scegliersi una squadra forte e iniziare a fare quelle riforme di cui si parla dalla notte dei tempi.

Se lei non diventerà ministro, chi sarà il veneto che prenderà il posto di Zanonato. Perché un veneto ci sarà, vero?
No, di nomi non abbiamo proprio parlato. Certo, questa è una regione molto importante, che attende risposte. Ma non ho proprio idea di cosa voglia fare Matteo.

Anche perché non c´è solo il Pd al governo. A proposito, cosa pensa dell’atteggiamento tenuto dal suo partito?
Beh, per usare un eufemismo, non c´è stata molta dialettica. Tutti a favore del segretario, e futuro presidente del Consiglio, anche quelli e quelle che all´inizio lo vedevano come il fumo negli occhi. Mah…

Per forza, ha garantito loro un governo, e quindi una legislatura, fino al 2018…
In effetti, i più contenti erano i senatori, già sull´orlo di abbassare la serranda.

Lei ha scritto su Facebook che non ama i riposizionamenti dell´ultimo minuto. A chi si riferiva?
A tanti e a tante. Al futuro premier, comunque, darei un consiglio: lasci fuori veline e professori.