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Sanità? La Sartori non conosce i bisogni

Achille contro la proposta di un nuovo Ospedale

Vicenza - «Un nuovo ospedale a Vicenza? Evidentemente, anche sulla sanità e sul diritto alla salute, Amalia Sartori dimostra di non conoscere i veri bisogni della città. La salute è un diritto essenziale dei cittadini? Certamente. Il Sindaco può incidere sul livello dei servizi sanitari garantiti in città? Sicuro. Ma quello che serve, a Vicenza, non è l’ennesima opera vetrina, o l’ennesima opera capace più di suscitare appetiti di appalti che di rispondere a domande effettive. E il nuovo ospedale, per me, è quello che nasce dal riconoscimento della professionalità di medici e operatori socio-sanitari.
Il S. Bortolo, con 3.800 dipendenti, è di fatto la più grande azienda del Comune di Vicenza. Vi opera un personale straordinario, anche per la sua generosità, che da anni accumula vacanze non fruite e straordinari non pagati. Più in generale, comunque, serve un Sindaco che ritorni ad essere presente in quella conferenza dei sindaci che Hüllweck aveva colpevolmente abbandonato. E occorre che, in quella sede, il Sindaco si batta per alcuni obiettivi.
Occorrono maggiori investimenti sull’assistenza agli anziani, rafforzando quella a domicilio e aprendo un tavolo con le famiglie per discutere i costi di rette spesso insostenibili. Occorre lavorare sulla costruzione di case della salute che possano rappresentare un momento intermedio tra il ricovero ospedaliero e il ritorno dei malati a casa. Oggi strutture del genere non esistono. Ma prima di qualsiasi altra cosa, il nuovo Sindaco dovrà dare battaglia sulle liste d’attesa. Se la normativa regionale fissa in 30 giorni il tempo d’attesa massimo per una mammografia, a Vicenza superiamo i 280 giorni d’attesa. Questa situazione è scandalosa, perché mette i vicentini di fronte ad un’alternativa inaccettabile: o aspettano all’infinito, oppure devono sborsare soldi al privato. E i più colpiti, come sempre, sono i più deboli, cioè gli anziani. Il mio impegno, da Sindaco, sarà proprio quello di ripartire dai loro diritti. Cominciando con un impegno concreto: come neo-presidente della conferenza dei sindaci, chiederei che quando l’ULSS non riesce a rispettare la direttiva regionale sui 30 giorni di lista d’attesa il costo aggiuntivo per l’esame privatistico sia a carico del sistema sanitario regionale. Se la sanità veneta è la migliore d’Italia, come ripetono Galan e la Sartori, che lo dimostri».